(Maria Politi –Agostino Gallo)
Farfalletta,
aspetta aspetta;
non volar
con tanta fretta.
Far del
mal non ti vogl’io;
ferma,
appaga il desir mio.
Vo’
baciarti e il cibo darti,
da perigli
preservarti.
Di
cristallo stanza avrai
E
tranquilla ognorvivrai.
L’ali
aurate, screziate
So che
April t’ha ingemmate,
che sei
vaga,vispa e snella,
fra tue
eguali la più bella.
Ma il crin
d’oro ha il mio tesoro,
il fanciul
ch’amo e adoro.
E a te
pari vispo e snello
Fra i suo’
eguali egli è il più bello.
Vo’
carpirti, ad esso offrirti;
Più che
rose, gigli e mirti
Ti fia
caro il mio fanciullo,
ed a lui
sarai trastullo.
Nell’aspetto
e terso petto
Rose, e
gigli ha il mio diletto.
Vieni,
scampa da’ perigli,
non cercar
più rose e gigli.
DOLENTE IMMAGINE DI FILLE MIA
(Giulio Genoino? Alindo Ilisseo?
Maddalena Fumaroli?)
Dolente
immagine di Fille mia,
Perché sì
squallida mi siedi accanto?
Che più
desideri?
Dirotto
pianto
Io sul tuo
cenere versai finor.
Temi che
immemore de’ sacri giuri
Io possa
accendermi ad altra face?
Ombra di
Fillide riposa in pace;
è
inestinguibile l’antico ardor.
VANNE, O ROSA FORTUNATA
(Ippolito Pindemonte)
Vanne, o
rosa fortunata,
a posar di
Nice in petto
ed ognun
sarà costretto
la tua
vita ad invidiar.
Oh, se
potessi anch’io
Trasformarmi
un sol momento;
non avria
più bel contento
questo
core a sospirar.
Ma tu
inclini dispettosa,
bella rosa
impallidita,
la tua
fronte scolorita
dallo
sdegno e dal dolor.
Bella
rosa, è destinata
Ad entrambi
un’ugual sorte:
Là trovar
dobbiam la morte,
tu
d’invidia ed io d’amor.
BELLA NICE, CHE D’AMORE
(anonimo)
Bella
Nice, che d’amore
Desti il
fremito e il desir, ah!
Bella
Nice, del mio core
Dolce
speme e sol sospir.
Ahi!
Verrà, né sì lontano
Forse a me
quel giorno è già,
che di
morte l’empia mano
il mio
stame troncherà.
Quando in
grembo al feral nido
Peso, ahi!
Misero, io sarò,
deh! Deh,
rammenta quanto fido
questo cor
ognor t’amò.
Sul mio
cenere tacente
Se tu
spargi allora un fior,
bella
Nice, men dolente
dell’avel
mi fia l’orror.
Non ti
chiedo che di pianto
Venga
l’urna mia a bagnar, ah!
Se sperar
potess’ io tanto,
vorrei
subito spirar.
(Pietro Metastasio, da
“Ipermestra”)
Ma rendi
pur contento
Della mia
bella il core
E ti
perdono amore,
Se lieto
il mio non è.
Gli
affanni suoi pavento
Più degli
affanni miei,
Perché più
vivo in lei
Di quel
ch’io viva in me.
(P.Metastasio, da “Artaserse”)
Per pietà,
bell’idol mio,
non mi dir
ch’io sono ingrato;
infelice e
sventurato
abbastanza
il Ciel mi fa.
Se fedele
a te son io,
se mi
struggo ai tuoi bei lumi,
sallo
amor, lo sanno i Numi,
il mio
core, il tuo lo sa.
MALINCONIA, NINFA GENTILE
(I.Pindemonte)
Malinconia,
ninfa
gentile,
la vita
mia
consegno a
te:
i tuoi
piaceri
chi tiene
a vile,
ai piacer
veri
nato non
è.
Fonti e
colline
Chiesi
agli dèi:
m’udiro al
fine
pago io
vivrò;
né mai
quel fonte
co’ desir
miei,
né mai
quel monte
trapasserò.
(C.Pepoli)
Era la
notte, e presso di Colei
Che sola
al cor mi giunse e vi stà sola,
Con quel
pianger che rompe la parola,
Lo pregava
mercede a’ martir miei.
Quand’Ella
dechinando gli occhi bei
Disse (e
il membrarlo sol da me invola):
“Pommi al
cor la tua destra, e ti consola;
Ch’io amo
e te sol amo intender dei.”
Poi fatta
per amor, tremante e bianca,
In atto
soavissimo mi pose
La bella
faccia solla spalla manca.
Se dopo il
dolce assai più duol l’amaro;
Se per
me.. nullo istante…. a quel respose…
Ah! Quant’era
in quel’ora il morir caro!
(anonimo)
Allor che
azzurro il mar
Sereno
specchia il ciel,
Al tuo
navil fedel
Ritorna, o
marinar.
Tentiamo
del piacer
Su l’onde
la canzon,
Sfidiamo
il flutto e il tuon
Contenti
avventurier.
Spera, o
marinar:
La
speranza è il nostro ben.
Ognun
speri di tornar
De’ suoi
fidi ancora al sen.
Cinge il
futuro un manto:
Sol Dio
saper potrà
Chi fia
che rivedrà
L’antica
madre in pianto.
Allor che
in ciel vedrem
Il nembo
imperversar,
convien
coraggio oprar:
Da forti
griderem: coraggio.
Oggi
concenti e suon
La sorte
ci serbò;
Doman
mandar ci può
Forse
procelle e tuon.
Ma tornar
vedrem sul mar,
pien di
gioia, ancor quel suol
Che alla
pace ridonar
Ci dovrà
del patrio suol.
Allor
senza perielio
La madre
ascolterà
Quella che
a lei dirà
Storia di
pianto il figlio.
(anonimo)
Era felice
un dì,
A te
volava il cor…
La speme
mia fallì,
Povero/Misero
amor!
L’ardente
mio desir
L’amor
frenar non sa.
Ciel, sì
rio martir
Qual fine
avrà?
QUANDO VERRA’ QUEL Dì
(anonimo)
Quando
verrà quel dì
Che
riveder potrò
Quel che l’amante
cor tanto desia?
Quando
verrà quel dì
Che in sen
t’accoglierò,
Bella
fiamma d’amor, anima mia!
(anonimo)
Vaga luna
che inargenti
Queste
rive e questi fiori
Ed ispiri
agli elementi
Il
linguaggio dell’amor;
Testimonio
or sei tu sola
Del mio
fervido desir,
Ed a lei
che m’innamora
Conta i palpiti
e i sospir.
Dille pur
che lontananza
Il mio
duol non può lenir,
Che se
nutro una speranza,
Ella è
sol, sì, nell’avvenir.
Dille pur
che giorno e sera
Conto l’ore
del dolor,
Che una
speme lusinghiera
Mi
conforta nell’amor.
(anonimo- Ed.Ricordi
E.Pacini- Ed.A.Pacini, Paris)
Soave
sogno de’ miei primi anni,
Di tue
memorie m’inebbria il cor;
Solo in te
spero nel mio dolor.
Nulla
bandirti può dalla mente,
Ignoto
oggetto de’ miei desiri;
Qual m’eri
allora, t’ho ancor presente
Col tuo
sorriso, sol tuo languor.
Sì,
sempre, o cara, voglio adorarti,
E a’ tuoi
bei sguardi sempre pensar,
E a te
miei giorni tutti sacrar.
Quando dal
cielo scesa io mirai
La tua
persona bella e pudica,
Giovine
allora, ah, non pensai
Che tardi
un giorno fòra l’amar.
Rapido
lampo tua debil vita
Seco
travolse dove si muor,
Ed io ti
chiamo, ti chiamo ancor.
Pera l ‘istante
quand’io ti vidi
Pura qual
giglio sulle prim’ore:
Tu ti
slanciasti verso i tuoi lidi,
E di te
privo, ah! muore il mio cuor.
O CRUDEL CHE IL MIO PIANTO NON VEDI
(anonimo)
O crudel
che il mio pianto non vedi,
Mentre
accogli il rivale al tuo lato,
Fu la
speme di viver beato,
Dolce
sogno che apparve e fuggì;
Dell’affanno
che a morte mi tragge,
Forse un
giorno pentita sarai,
E a dar
fiori alla tomba verrai,
Di chi
muor sull’alba dei dì.
(anonimo)
Le souvenir present céleste,
Ombre des biens que l’on n’a plus
Est encore un plaisir que reste
Après tous ceux qu’on a perdu.
(anonimo)
Torna,
vezzosa Fillide,
Al caro
tuo pastore ;
Lungi da
tue pupille
Pace non
trova il cor.
Al caro
tuo soggiorno
Io sempre
volgo il piè
E grido
notte e giorno:
Fillide
mia dov’è?
Domando a
quella sponda:
Fillide mia che fa?
E par che
mi risponda:
Piange
lontan da te!
Domando a
quello rio:
Fillide
mia dov’è?
Con rauco
mormorio
Dice:
piangendo sta.
Il caro
tuo sembiante,
Fonte d’ogni
piacere,
Il miro ad
ogni istante
Impresso
nel pensier.
Ma
rimirando allora
Ch’egli
non è con me,
Grido
piangendo ognora:
Fillide
mia dov’è?
Son fatte
le mie pene
Un
tempestoso mare;
Non
trovo,amato bene,
Chi le
potrà calmar, nol trovo.
Che fa la
morte, oh Dio,
Che non mi
chiama a sé?
Gridar più
non poss’io:
Fillide
mia dov’è?