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Canzone gitana

(trad.©Erik Battaglia)

 

Nel mare di nebbia, tra l’alta neve,

nel folto bosco, nella notte d’inverno,

sentivo l’ululato dei lupi famelici,

sentivo l’urlo della civetta:

Wille wau wau wau!

Wille wo wo wo!

Wito hu!

 

Sparai una volta a un gatto sullo steccato,

Anne, la strega, amava il suo gatto nero;

a notte vennero a me sette lupi mannari,

erano sette, sette femmine del villaggio.

Wille wau wau wau!

Wille wo wo wo!

Wito hu!

 

Le conoscevo tutte, e anche bene:

Anne, Ursel, Käth,

Liese, Barbe, Eva, Beth;

mi giravano intorno ululando.

Wille wau wau wau!

Wille wo wo wo!

Wito hu!

 

Le chiamai a voce alta, per nome:

»Che vuoi, Anne? Che vuoi, Beth? «

Sobbalzarono, e in un brivido

corsero via, ululando ancora.

Wille wau wau wau!

Wille wo wo wo!

Wito hu!

 

 

Da Faust (Canzone di Brander)

(trad.©Erik Battaglia)

 

C’era una volta un topo,

viveva in cantina a lardo e burro,

aveva messo su una pancetta

degna del dottor Lutero.

La cuoca gli mise il veleno,

e lui prese ad agonizzare

come se amore gli urgesse in corpo.

Corse in giro, scappò fuori,

bevendo a tutte le pozze,

rosicchiando la casa intera:

ma fu energia sprecata!

Spiccò balzi pel terrore,

povera bestia, poi si rassegnò,

come se amore le urgesse in corpo.

In preda al panico, all’alba,

corse trafelato in cucina,

Cascò ai piedi della stufa,

preda di penose contrazioni.

E se la rideva l’avvelenatrice:

“Ha, eccolo che tira le cuoia,

come se amore gli urgesse in corpo”.

 

 

Da Faust (Canzone di Mefistofele)

(trad.©Erik Battaglia)

 

C’era una volta un re,

che aveva una gran pulce,

l’amava non meno

di come s’ama un figlio.

Chiamò per il suo sarto,

e il sarto accorse:

“Allo Junker misurerai

calzoni e giubba!”

In velluto e seta

eccola agghindata,

con tanto di nastro

e gran croce appuntati,

e in breve fu Ministro,

con la sua brava medaglia.

E i suoi parenti tutti

furon gran signori a corte.

E a corte signori e dame

non ebbero che tormento,

la regina e con lei la serva

furono pizzicate e morsicate,

e non potevano schiacciarle,

e non potevano discacciarle.

Noi, appena una ci pizzica,

la calpestiamo all’istante.

 
 

Amara consolazione

(trad.©Erik Battaglia)

 

A mezzanotte piangevo e singhiozzavo,

poiché tu mi mancavi.

Vennero spettri notturni,

e io provai vergogna.

 

»Spettri notturni«, dissi,

»piangente e gemente

mi trovate, io che altrimenti

dormivo al vostro passaggio.

D’un grande bene mi son deprivato.

Non dovete pensar male di me:

colui che altrimenti chiamavate saggio

fu colpito da grande sventura! «

E gli spettri notturni

dai lunghi volti

passarono oltre,

del tutto indifferenti

a che io fossi saggio o stolto.

 

 

Rimatore mai si troverà

(trad.©Erik Battaglia)

 

Rimatore mai si troverà

che non si reputi il migliore,

né mai un violinista, che non ami

suonare le proprie melodie .

 

Non posso proprio biasimarli;

concedere onore agli altri,

va a discapito nostro;

Si può vivere della vita altrui?

 

E proprio ciò riscontrai

in ben note anticamere:

dove a fatica si distingueva

lo sterco di topo dal coriandro.

 

Chi aveva già fatto il suo tempo

odiava le robuste nuove scope,

queste a lor volta non lasciano

spazio alle vecchie scope.

 

Quando il reciproco disprezzo

divide i popoli, nessuna

delle due fazioni ammetterà

d’avere uno scopo comune.

 

E la rozza presunzione

rimproverano con forza gli stessi

che a stento sanno rassegnarsi

all’idea del valore altrui.